ACADEMY AND STUDIES
ACADEMY AND STUDIES 

La mente e l' apprendimento linguistico

La mente umana ha un dispositivo di acquisizione linguistica noto internazionalmente come LAD (Language
Acquisition Device, come lo ha chiamato Noam Chomsky) sul cui funzionamento abbiamo ipotesi
abbastanza precise. Se, come pare plausibile, queste ipotesi sono affidabili, trascurarle in fase di studio di
una lingua straniera appare come un andare “contro natura”.


Il meccanismo di acquisizione linguistica
Il meccanismo, che è innato ed è quindi patrimonio di tutti gli uomini, funziona secondo questa
successione di fasi, che analizziamo qui di seguito perché, conoscendole, lo studente può meglio
comprendere e governare il proprio processo acquisitivo. In sintesi, il percorso acquisitivo parte
dall’osservazione dell’input linguistico ricevuto, dalla creazione di ipotesi sul suo funzionamento, dalla
verifica delle ipotesi che, se confermate, vengono fissate, automatizzate per quanto possibile nella
memoria; se possibile, si procede anche ad una riflessione, ad una sistematizzazione dei fenomeni costanti,
regolari (le “regole”) che abbiamo nella lingua che stiamo acquisendo.
Vediamo più da vicino queste fasi.


a. Osservazione dell’input ricevuto e compreso
La mente osserva l’input linguistico che riceve e che comprende; nella scuola tradizionale si è esposti ad un input in lingua straniera prevalentemente scritto, mentre nella realtà che ci ha consentito di acquisire l’italiano l’input è stato essenzialmente multisensoriale, con azioni che si snodavano parallele al testo linguistico e in molti casi lo rendevano trasparente anche quando l’italiano era lingua ancora quasi sconosciuta (questa interazione tra lingua e contesto multisensoriale è quel che rende possibile l’apprendimento spontaneo di una lingua seconda – non “straniera” – come l’italiano acquisito da immigrati in Italia o l’inglese studiato in Gran Bretagna da un italiano).
(Se è vero che la scuola offre poco input multisensoriale, ne consegue che è interesse dello studente di lingua straniera procurarselo: dovendo interagire in un negozio all’estero, sarà impossibile scusarsi della propria incompetenza attribuendola all’insegnante che faceva scrivere molto e parlare poco. È quindi interesse personale, privato dello studente esporsi a input in lingua straniera supplementare a quello offerto dalla scuola tradizionale, cosa che non richiede ricerche o sforzi particolari ma solo autonomia e iniziativa nello scegliere una scuola con una metodologia multimediale e multiattività come in The English Language).


b. Creazione di ipotesi su quanto osservato
Sulla base di ciò che ha osservato, la mente elabora delle ipotesi. Procediamo con esempi per meglio
chiarire questa fase cruciale, essenziale per l’acquisizione.
Se si vedono due persone si incontrano e si stringono la mano e allo stesso tempo ripetono lo stesso suono
è molto probabile che a quel suono corrisponda una formula di saluto: si tratta di una ipotesi pragmatica,
basata sulla nostra conoscenza del mondo e dei suoi “copioni” di comportamento sociale: nel caso
specifico, sappiamo che le persone che si incontrano si salutano e che i saluti sono ripetitivi.
Questo meccanismo si applica anche alle regole delle varie grammatiche: ad esempio, se ogni volta che
compaiono i soggetti he, she, it il verbo successivo ha una s finale che non compare negli altri casi, la mente
elabora (non necessariamente in modo consapevole) un’ipotesi secondo cui in inglese la terza persona dei
verbi è caratterizzata da una s: è per questa ragione che intorno ai tre anni i bambini italiani, fatta l’ipotesi
che la prima persona italiana sia composta dalla radice del verbo + o smettono di dire “vado”, che usavano
correttamente per imitazione, e generano “ando” (l’ipotesi è giusta, è l’italiano che è “sbagliato”), allo
stesso modo in cui i loro coetanei inglesi, creata l’ipotesi che il passato abbia un suono dentale d/t,
generano goed al posto della forma went che hanno udito e usato in tutte le narrazioni.
La creazione di ipotesi è particolarmente facilitata nei testi permanenti, cioè nei testi scritti o
(video)registrati che si possono leggere o vedere e ascoltare più volte, ma questo non significa che essa sia Migliorare l’Efficienza nell’Apprendimento Linguistico se la tecnica multimendiale non preveda il ripetere imitando il personaggio come nel laboratorio multimendiale di The English Language.


c. Verifica le ipotesi
Riprendiamo gli esempi del punto precedente. Se alle due formule linguistiche ripetute dai signori che si
incontrano e si salutano segue l’invito a sedersi ecc., l’osservatore riceve la conferma che si tratta di saluti;
se invece uno tira un pugno all’altro, l’ipotesi cambia e diviene quella di un insulto; se dopo aver ipotizzato
la –o della prima persona del presente dei verbi italiani si genera “io desidero acqua” e si ottiene acqua,
l’ipotesi è confermata, se si genera “ando” e gli ascoltatori si sono messi a ridere, dicendoci “non si dice io
ando, si dice io vado”, l’ipotesi generale è confermata, anche se per il caso specifico “andare → vado” è
disconfermata.
L’insegnante ha una funzione fondamentale nel guidare lo studente nella creazione e nella verifica delle
ipotesi, nonché nel completare il quadro che lo studente ha ipotizzato: l’insegnante svolge una funzione
detta LASS (Language Acquisition Support System, secondo la terminologia proposta da Bruner); ma lo
studente può autonomamente elaborare e verificare delle ipotesi e poi accedere alla consulenza
dell’insegnante o di un esperto se non riesce a ottenere da solo la verifica o la falsificazione delle sue ipotesi in quanto attraverso il laboratorio multimendiale di The English Language riceve precisi input per aiutarlo ad elaborare autonomamente le relative ipotesi, in questo contesto l'insegnante interviene come supporto al processo linguistico e ai relativi risultati.

Se l’insegnante con il quale si studia procede secondo le fasi “b” e “c”, bene; se invece tende a saltare
queste fasi (come accade nelle scuole tradizionali) passando immediatamente dall’osservazione alla fissazione e agli schemi grammaticali (competenza "appresa"), lo studente non potrà ottenere lo stesso beneficio che nella comunicazione reale (competenze "acquisita").


d. Fissazione delle “regole”
La “regola” (lo ripetiamo: “regola” come regolarità nei meccanismi di funzionamento, non come “norma”)
che è stata ipotizzata e poi confermata deve essere automatizzata, fissata; in tal modo la regola può poi essere applicata automaticamente senza la necessità di ricorrere consapevolmente all’elaborazione razionale, che è lenta e faticosa e non è sempre possibile o desiderabile durante la comunicazione autentica.
La fissazione avviene di solito tramite esercizi di carattere strutturale, quindi ripetitivi (esercizi di verifica in laboratorio e sul book, compresa la lettura e le regole grammaticali). Li citiamo qui per ricordare che gli esercizi sono successivi alle tre fasi precedenti, non servono se vengono svolti precedentemente alla fase di osservazione e a quelle di creazione e di verifica di ipotesi (nella elaborazione delle situazioni funzionali: "guardo, ascolto e ripeto imitando" , legate al laboratorio linguistico multimediale).
Gli esercizi sono spesso faticosi e ancor più spesso risultano noiosi: ma la consapevolezza del loro ruolo
nell’acquisizione linguistica può aiutare a superare gli aspetti demotivanti.


e. Riflessione
Questa fase non è propria dell’acquisizione spontanea di una lingua, bensì delle situazioni d’apprendimento
strutturate, come nel caso dei corsi di lingua straniera o nella riflessione sull’italiano che si effettua una
volta entrati nella scuola, con le attività di alfabetizzazione, di analisi grammaticale e logica e così via.
Ciò non significa che la regola su cui non è riflettuto non esista nella mente: qualunque parlante di italiano
sa che “la gente vanno” (frase che può anche essere prodotta in contesti autentici caratterizzati da fretta,
stanchezza, urgenza) è sgrammaticata, e in molti casi, posto di fronte all’errore, è anche in grado di
elaborare una riflessione sul funzionamento della lingua.
La riflessione è fondamentale perché


- affianca all’acquisizione implicita l’apprendimento esplicito, creando lo strumento razionale che può
servire per monitorare le proprie performance linguistiche;
- consente la sistematizzazione, il completamento del quadro: la funzione dell’insegnante è essenziale,

in quanto può non solo confermare la correttezza del quadro prodotto (ad esempio: “tutte la parole
italiane che finiscono in –i e in –u sono femminili”), ma anche completarlo con dettagli difficili da
osservare (“tranne le parole in –i e in –u di origine straniera: tabù, menù, iglù, taxi, sci”).

La riflessione non riguarda solo la morfologia (la forma delle parole: la formazione di maschili e femminili,
singolari e plurali, comparativi e superlativi, ecc.) e la sintassi (le regole di combinazione delle parole e delle
frasi), cioè la cosiddetta “grammatica” (il termine che fonde questi due livelli: morfosintassi), ma riguarda tutte le grammatiche, da quella che governa la connotazione del lessico (“casa, abitazione, palazzo, catapecchia” ecc.), alle regole retoriche che governano certi generi (ad esempio, il modo in cui si scrive una lettera in francese, in inglese ecc.), all’uso dei registri formali e informali e così via.

La conseguenza profonda di questo meccanismo di funzionamento della mente è che il percorso naturale di acquisizione di una lingua prende le mosse dall’esposizione a input linguistico, su cui si formulano ipotesi da verificare prima di trarne la “regola”, e non muove invece da quadri di regole o da elenchi lessicali. Questi ultimi possono costituire il punto d’arrivo, sono spesso molto utili, ma vengono dopo il processo acquisitivi e lo completano.

Informazioni

Il nostro nuovo sito web

Scoprite tutto sulla nostra scuola e le nostre attività.

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Academy and Studies : P.Iva: 09433161008