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Approccio naturale di acquisizione linguistica secondo S.D. Krashen

Chomsky ha ipotizzato l’esistenza di un Language Acquisition Device, studiandone poi soprattutto l’aspetto
sintattico. Krashen è partito dall’ipotesi chomskyana per elaborare la SLAT (Second Language Acquisition
Theory) e in particolare l’opposizione tra acquisition e learning, che riprende in sostanza quella chomskyana tra knowing e cognising.


Acquisizione, apprendimento, monitor
L’acquisizione è un processo inconscio che sfrutta le strategie globali dell’emisfero destro del cervello
insieme a quelle analitiche dell’emisfero sinistro; quanto viene acquisito entra a fare parte stabile della
competenza della persona, entra nella sua memoria a lungo termine.

Di converso, l’apprendimento è un processo razionale, governato dall’emisfero sinistro e di per sé non
produce acquisizione stabile: la competenza «appresa», in altre parole, è una competenza provvisoria, non
è definitiva. Inoltre, essa viene attivata molto più lentamente della competenza «acquisita», per cui nella
comunicazione reale non si ha tempo di farvi ricorso se non come monitor, come controllo grammaticale, in
senso lato.
Alla base della SLAT sta l’idea che la scuola e l'insegnante debba lavorare per produrre acquisizione; quando si produce solo apprendimento si può avere la sensazione di aver ottenuto un risultato positivo, ma in realtà si tratta di un fatto temporaneo che non genera un comportamento linguistico autonomo. Questa dicotomia risultaquindi una cartina di tornasole per valutare del materiale didattico o per osservare l’azione di un insegnante o ancor meglio della intera metodologia scolastica.


Krashen individua altri tre principi, che richiameremo sinteticamente, che indicano come produrre
acquisizione anziché apprendimento.


Input comprensibile
L’asserzione di base di questa ipotesi è: l’acquisizione avviene quando l’allievo concentra l’attenzione sul
significato dell’input e non sulla sua forma (fonologica, morfo-sintattica, testuale ecc.). Siamo agi antipodi
degli approcci formalistici e strutturalistici che abbiamo visto nella prima parte di questo capitolo.
Se a una persona si fornisce un input reso comprensibile (dall’insegnante, dal compagno di lavoro, dalla
madre nei confronti del bambino ecc.: è quello che Bruner chiama Language Acquisition Support System)
allora il Language Acquisition Device si mette autonomamente in moto e procede all’acquisizione – purché
si verifichino le condizioni delle due ipotesi che seguono.


Ordine naturale e i+1, «zona di sviluppo potenziale», interlingua
La prima delle condizioni perché l’input venga acquisito è che esso sia collocato al gradino dell’ordine
naturale immediatamente successivo all’input acquisito fino a quel momento.
Si tratta dell’applicazione krasheniana […] di una nozione psicologica che Vygotskij chiama «area di sviluppo
potenziale» e che in Bruner troviamo come zone of proximal development: è la distanza tra la parte di un
compito che una persona è già in grado di eseguire e il livello potenziale cui può giungere nel tentativo di compiere la parte restante del compito
, distanza che può percorrere da solo o sotto la guida di una persona più esperta (un magistergis,qualcuno che è magis, «di più» come la nostra metodologia).
Quindi, tornando alla formula krasheniana ‘i + 1’ in cui:


- i = la parte del compito linguistico o comunicativo che si è già in grado di eseguire sulla base della
competenza «acquisita»;
- + 1 = l’area di sviluppo potenziale.
Krashen inserisce i vari scalini i+1 lungo l’ordine naturale d’acquisizione, cioè la successione degli elementi
linguistici nelle sequenze di acquisizione così come emergono dagli studi di linguistica acquisizionale.

Le conseguenze possibili sono due:


a. se noi prendiamo un elemento a caso della sequenza, tutti gli elementi che vengono prima di quel
punto sono condizione necessaria per poterlo acquisire; essi costituiscono la «i» della formula;
b. se il punto i+1 compare nell’input reso comprensibile, il fatto di aver già acquisito gli elementi
precedenti è condizione sufficiente perché l’acquisizione del nuovo avvenga, purché il filtro affettivo sia aperto.


Filtro affettivo
L’ipotesi afferma che affinché i+1 sia acquisito è necessario che non sia inserito il filtro affettivo, altrimenti
ciò che si comprende viene collocato nella memoria a breve o medio termine ma non passa ai centri
dell’acquisizione stabile e definitiva.
La metafora del filtro, utile per comprendere il principio, corrisponde a stimoli chimici ben precisi: in stato
di serenità l’adrenalina si trasforma in noradrenalina, un neurotrasmettitore che facilita la memorizzazione,
mentre in stati di paura e stress si produce uno steroide che blocca la noradrenalina e fa andare in conflitto
l’amigdala (ghiandola «emotiva» che vuole difendere la mente da eventi spiacevoli) e l’ippocampo, la
ghiandola che invece ha un ruolo attivo nell’attivare i lobi frontali e iniziare la memorizzazione.

 

Il filtro affettivo è dunque un preciso meccanismo di autodifesa, che viene inserito da:
- stati di ansia: ad esempio, un dettato autocorretto non è ansiogeno, è solo una sfida con se stessi,
mentre un dettato che poi viene corretto dall’insegnante è ansiogeno e quindi quest’ultima attività non
serve a far acquisire lingua;
- attività che pongono a rischio l’immagine di sé che lo studente vuole offrire al resto della classe: ad
esempio, chiedere a uno studente di parlare o dialogare in lingua straniera prima che egli si senta sicuro
di riuscirci è inutile ai fini dell’acquisizione;
- attività che minano l’autostima: il dettato, la procedura cloze, le tecniche di incastro, e così via, sono
attività che pongono lo studente di fronte alla propria capacità di problem solving e, se la sfida è
eccessiva e l’allievo teme di soccombere, egli inserisce un’autodifesa, un filtro affettivo, e dunque non
acquisisce;
- attività che provocano la sensazione di non essere in grado di apprendere: per evitare questo effetto,
ad esempio, le attività di comprensione che aprono un’unità d’apprendimento devono facilitare al
massimo il primo contatto con un nuovo testo in lingua straniera, evitando l’inserimento del filtro
affettivo.

 

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